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Aryehn
04 September 2010 @ 12:42 am
In musica, per intermezzo s'intende generalmente una composizione posta tra altre entità musicali o drammatiche, come ad esempio gli atti di una commedia o i movimenti di un lungo lavoro strumentale.

Le scariche elettriche del temporale si addensano sopra la sua testa anche quando il cielo è sereno. Lelouch conosce i fenomeni meteorologici a menadito, persino meglio di Milly che istruisce tutti loro ogni giorno dallo schermo usato di una vecchia televisione.

La tempesta scoppierà da un momento all’altro: i fulmini si dirameranno dalle nuvole, si incendieranno e si spegneranno nel giro di un battito di ciglia, e quando la pioggia si scaricherà sulla sua testa, abbondante come se non vedesse uno sfogo dopo decadi di siccità, Lelouch non potrà fare a meno di ricordare.
Ricorderà il primo vagito, la prima bugia, il primo bacio. Ma la pioggia non è altro che un intermezzo tra lunghe, desolate giornate di sole: l’andante moderato di una sinfonia suonata troppo spesso, la pausa tra parole difficili tra pronunciare, l’ovattato limbo di un’esistenza difficile.

I sentimenti che Lelouch ha provato per Shirley non sono mai stati troppo, nè troppo poco, solamente l’immagine tranquilla che rimanda a una vita spesa in campagna, con una moglie bella e florida e dei bambini vivaci, proni a cacciarsi nei guai ad ogni occasione. Una lunga, pacifica esistenza che si conclude dopo un intervallo di serenità che si estende a perdita d’occhio, un orizzonte che si estende troppo in là per il suo sguardo.


Se Lelouch non avesse mai incontrato C.C., la storia sarebbe finita così. Avrebbe capitolato di fronte all’amore di Shirley, alla sua docilità, alla sua devozione oltre il tempo e lo spazio: la condanna e la benedizione della normalità l’avrebbero sedotto, stregato e affascinato.

E’ sedotta, stregata e affascinata. Conosce i sintomi, i segnali, gli avvertimenti, o meglio, li ricorda oltre la spessa coltre dell’ordine che lui le ha impartito, ma non è mai stata ipocondriaca; al contrario, non ammette di essere malata finchè la febbre non la incatena al letto.
Non c’è niente di normale in quello che prova: lo sporco sotto le sue unghie non sono altro che tracce di sangue, così insolite sulle sue dita da pianista, da tessitrice, da
brava ragazza.

Ma Lelouch non è un bravo ragazzo.
Shirley non può essere altro che un intermezzo, un ritmo sostenuto ma moderato, la breve parentesi di un autunno durato troppo poco, fatto di foglie dorate che si depositano ai suoi piedi, illuminate da un riflesso cupreo che si oscura non appena cala la notte.

Lelouch è una creatura della notte. Il biancore lattiginoso della luna fa risaltare il suo viso come poche altre cose, inonda i suoi occhi di un chiarore soprannaturale che al sorgere del giorno quasi lo acceca.

La luce del sole divampa sul suo viso come una rivelazione. Se c’è una cosa che a Shirley manca, questa è il tempo. Dovrebbe fermarsi per pensare, riflettere, elaborare, ma i secondi le scivolano tra le dita come sabbia vulcanica, incandescente al suo tocco, nera come i capelli di Lelouch e il mantello che indossa sulle spalle sottili, quasi femminili.
Shirley ha i colori della melassa bruciata, del caramello cotto, e anche lei andrà a fuoco, presto o tardi, ma se c’è un termine o una conclusione, la battuta finale, allora sa che la musica terminerà tra le braccia di Lelouch.

In qualche modo conterà per lui, anche se rotta, ferita, bruciata.

La musica esita, trema, si arrotola seguendo il ritmo del suo respiro spezzato. Il palmo delle mani le fa male da morire, e Shirley stringerebbe le dita in un tentativo di sollievo, se potesse, ma anche il suo sangue scorre lentamente, parodiando una farsa, un Carnevale Veneziano. Le maschere danzano sotto i suoi occhi, colorate come corolle di fiori. Il suo corpo è cera fusa, ardente nell’ultimo spasmo, nel gesto frenetico del ballerino che ha dimenticato come fermare i suoi passi.

Quando la pioggia finalmente scende, tuttavia, non lava gli errori di Lelouch: si limita a spazzarne via le ceneri, brusca e impietosa, e la melodia riprende, scandendo i propri battiti, avviandosi verso una conclusione che non prevede alcun tipo di parentesi.
 
 
Current Mood: tiredtired
Current Music: Alejandro - Lady Gaga
 
 
Aryehn
01 September 2010 @ 08:10 am
sono viva, nonostante tutto!
 
 
Aryehn
12 November 2008 @ 09:32 pm
Sarà così che il suo cuore si romperà di nuovo.

Non lancerà neanche un grido quando accadrà: porgerà i suoi polsi, tremanti dal desiderio di farsi inchiodare di nuovo a quella croce, deglutirà e si prenderà tutte le sue responsabilità. Non si fa illusioni e non pretende che le cose saranno diverse questa volta: conosce a memoria le insenature della palude dove affonderà senza che nessuno possa sentirla e gli sguardo di biasimo sono già scolpiti sulla sua retina.

Sente che i suoi fianchi sono così sottili che potrebbero spezzarsi da un momento all’altro, disgregarsi in frammenti di cristallo che traffigendole le gambe farebbero male da morire.  Spalancherà la bocca per respirare e la stretta che le stringerà la gola sarà ferrea ma in ogni caso non lo sarà mai quanto le ferite sulle sue gambe quando cadrà in ginocchio di nuovo, pregando ed annaspando, sputando lacrime e solitudine dalle labbra contorte.

Solo che questa volta sarà da sola: errare è umano, lo sanno tutti, ma perseverare è diabolico e anche se non ha colpe ha perdonato le sue, e forse che questo non è abbastanza, forse che non dovrebbe chiudere gli occhi davanti alla strage che si snoda davanti a lei, così distinta che può seguirne le orme come un sentiero di terra battuta?

La sua voce non appartiene più alla dimensione del suono bensì a quella della vista, vetri che vanno in pezzi e cadono davanti a lei, indicandole la strada e sgretolandosi, cristallo pungente sotto la sua pelle tesa, ogni volta che ne afferra uno.

***


La storia è pagine bianche nei suoi occhi e melodie taciute cantate in fondo alla sua gola. Nel momento esatto in cui afferrerà la spada e si getterà nella battaglia sicuramente si romperà, e nessuno avrà pietà per lei perché ha ucciso suo padre ma lo ama ancora santo cielo è così debole--

--e se almeno lui fosse fiero di lei varrebbe il sacrificio, non è così?

***

Io voglio che tu sia felice felice felice felice felice felice, e non importa da dove provenga l’acqua che ti disseta se diventa tua nella tua bocca.

Se vedesse il suo riflesso si vergognerebbe così tanto di che cosa è diventata, ed è una fortuna allora che stia morendo e che la luce filtri dalle sue palpebre socchiuse accecandola e rendendole difficile vedere qualunque cosa. Ha la gola secca ma se tossisse ogni cosa franerebbe attorno a lei, e sarebbe così difficile lasciare andare la sua mano.

***

Il suo sangue è denso e spesso come le spire di un serpente. Lei è Eva, è Euridice, è Pandora e nel momento in cui muore sarà che anche se lui dovesse venire a prenderla non potrebbe lo stesso sfuggire all’Inferno, che è una giungla di suoni che ha attaccato la sua testa e la stringe esattamente quanto lui stringe la sua mano.

- Non importa quante volte… -

Probabilmente a lui non importa davvero.

 

 
 
Current Mood: hyperhyper
 
 
Aryehn
29 October 2008 @ 05:21 pm
halloween è la cosa più bella del mondo MA succhia la mia energia.
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Current Mood: tiredtired
 
 
Aryehn
21 October 2008 @ 10:35 pm
le possibilità sono due:
1. sono tutti impazziti.
2. è l'assenza di nicotina che mi provoca delle mostruose allucinazioni.

francamente non so cosa sia peggio.
 
 
Current Mood: ditzyditzy
Current Music: SOS - ABBA
 
 
 
Aryehn
20 October 2008 @ 10:35 pm

Non è un mistero che ognuno affronti i propri malumori in modi diversi: Anya ammirava il suo diario, Suzaku torturava il collo della sua camicia e Karen salta la cena.

Gino può dirlo nel momento esatto in cui si siedono a tavola davanti a un piatto di frittelle cucinate da Ohgi. Villetta ride per qualcosa, Tamaki mangia come se potesse morire da un momento all’altro, Sugiyama strimpella la sua chitarra e Karen non parla, non si serve da mangiare e quasi non si muove se non per respirare.

Probabilmente nessuno tranne Gino si accorge che c’è anche lei, e lui se ne accorge solo perché non fa altro che guardarla. E’, ogni volta, una specie di sfida; Gino ignora il suo desiderio di essere incorporea e lei resiste ostinata finchè certe volte non sembra sul punto di spezzarsi, e allora Gino distoglie lo sguardo: ride con Villetta, da una pacca sulla spalla a Tamaki che sta per soffocare o canta le canzoni che Sugiyama suona.

Ci sono anche i giorni in cui è Karen che ricambia il suo sguardo come se una tempesta elettrica avesse attraversato il suo corpo, ed improvvisamente è nella stanza, proprio davanti a lui, e non sembra più un fantasma.

Il suo sguardo è diffidente e acuto come il ghiaccio, ma Gino sa senza bisogno di sentirlo che la sua pelle brucia e che lei chiederà scusa per questo per tutta la notte, agitandosi nel letto a una parete di distanza da lui.

Questa sera, quando le frittelle sono finite, Karen muore di fame e Gino lo sa dal modo in cui muove la testa e dalle sue spalle rigide sotto la stoffa della camicia. Karen si alza dal tavolo e si siede sulla poltrona vicino alla televisione, accavallando le gambe  nella penombra e nascondendo un brivido per la brezza fredda che entra dalla finestra.

“Cosa fanno questa sera?” chiede Villetta asciugandosi le mani

“Niente di interessante.”

La voce di Karen, quando risponde, non proviene dall’altro lato della stanza ma dalla sponda opposta di un fiume. Gino non può distinguere bene i contorni della sua figura, fatta eccezione per un alone ramato intorno alla sua testa e gli stivali da uomo che fasciano le sue gambe.

Gino si alza, raggiunge il tappeto vicino alla televisione e si siede senza dire una parola.

“Da quando sei interessato alla televisione?” dice invece Karen con un tono di voce pungente che è così strano proprio perché non sa indossarlo bene.

Gino si stringe nelle spalle e non risponde, consapevole dello sbuffo nervoso che Karen emette alle sue spalle. Bastano pochi secondi e lei si alza di scatto con un fruscio di vestiti.

“Buonanotte,” dice, e Gino non ha bisogno di voltarsi per sapere che Villetta ha inarcato le sopracciglia e che Ohgi ha sorriso. Sugiyama accorda una canzone d’amore e Karen sbatte la porta dietro di sé.

“A quanto pare,” dice Villetta pensierosa, “Lelouch non è l’unico motivo per cui Karen salta la cena.”

La sera dopo, Karen non scende non dandosi per malata, e Gino bussa alla porta della sua stanza con un vassoio pieno di cibo leggero che Ohgi ha preparato per lei. 

 

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Current Mood: disappointeddisappointed
Current Music: One Way Or Another - Blondie
 
 
Aryehn
20 October 2008 @ 02:45 pm

Titolo: Tappeto
Fandom: Tsubasa Reservoir Chronicle
Pairing: Fay/Kurogane
Rating: PG?
Avvertimenti: Shounen - ai

Per la mia Margheritina, che è diventata un autentico fiore.

***

Posso vedere che le tue mani tremano e quasi lasci cadere i fili, la trama del tessuto precaria sotto i tuoi pollici mentre mi avvicino. Sei stato colto in fallo ma non è del tutto colpa tua e non hai nessuna ragione per esibire quello sguardo offeso.

“Che cosa…” inizi, ed il tappeto nei tuoi occhi è vibrante sotto le lunghe ciglia.

“Non credo a niente di quello che dici,” affermo “Quindi faresti meglio a riservare queste stronzate a qualcun altro.”

Non ti tiri indietro solo perché i tuoi piedi sono incollati al terreno: se allungassi una mano potrei prendere una delle nappe che scendono sulle tue spalle e tu ti sgretoleresti come sabbia, saresti cera sciolta tra le mie mani e non riuscirei mai a far sparire le cicatrici delle ustioni.

“Kuro-chan,” dici, e le parole restano sospese in aria sopra la tua testa, arricciando i tuoi capelli come se fossero vento. Aggrotti le sopracciglia, e la ruga sulla tua fronte è una poesia scritta in una lingua che non conosco.

Stralci di nuvole attraversano il cielo autunnale, che mi ricorda il colore che avevano i tuoi occhi quando erano ancora due; l’erba è fresca e bagnata e le tue labbra sono morbide quanto la seta, ma il sapore del mio sangue nella tua bocca è amaro come l’ultimo desiderio di un condannato a morte.

 
 
Current Mood: busybusy
Current Music: Pink - Aerosmith
 
 
Aryehn
19 October 2008 @ 02:12 pm
Ecco qui il set "Dancing Queen" su Yuuko della Mezza Tabella Maledetta.

04.Bellezza.11.Carta.12.Paura.14.Sangue.18.Candela.
21.Pelle.22.Ghiaccio.27.Vertigine.38.Nodo.44.Desiderio.


Speriamo di riuscire a completarlo :)
 
 
Current Mood: amusedamused
Current Music: Amazing - Aerosmith
 
 
Aryehn
19 October 2008 @ 02:07 pm

[18. Candela]


La fiamma trema e Watanuki si chiede se Yuuko lascerà la candela spenta o se gli ordinerà di riaccenderla.

Tuttavia lei sembra quanto più distante possibile dal pensiero della candela, e se anche la cera bollente dovesse caderle addosso, lei probabilmente non se ne accorgerebbe nemmeno: Yuuko, pensa Watanuki, è così calda che sarebbe la cera a sciogliersi su di lei, modellandosi sul disegno del suo yukata.

Il fumo che lei espira sale sopra la sua testa in volute profumate e le sue braccia sono sottili quanto le zampe di un ragno, e Watanuki può vedere la ragnatela che ha tessuto intorno a lui, un raffinato intreccio di fili che lo sta stritolando senza che lui se ne renda conto.

“Se hai così tanto tempo per guardarmi, sicuramente ce ne hai anche per portarmi del sakè” sorride Yuuko alzando la testa verso di lui e guardandolo con l’aria di chi si chiede perché sia ancora lì.

“Sono le sette di mattina,” protesta debolmente Watanuki.

Yuuko fa un cenno con la mano per scacciare via le sue parole ed aspira un’altra boccata di fumo, soffiando sulla candela.

La fiamma trema, ma è solo per un istante.


 
 
Current Mood: flirtyflirty
Current Music: ABBA ABBA ABBA!
 
 
Aryehn
17 October 2008 @ 07:45 pm

Ed il momento che fa più male è quello in cui ricorda.

E’ una specie di epifania, è la rivelazione che si prova dopo aver tenuto in mano il vaso di Pandora per così tanto tempo, e nel momento in cui lo apre, dopo aver rotto la serratura con ogni stratagemma esistente, semplicemente non riesce a crederci.

La pelle della sua faccia è innaturalmente tesa e le sue labbra sono secche come se dovessero cadere da un momento all’altro. Il suo amore è come essere impiccati con un laccio di seta: lo sente morbido e fresco sulla pelle ma le spezza il collo e la soffoca senza che lei trovi la forza di parlare.

Da un certo punto di vista lei si rende conto che non è del tutto un male: se potesse dar voce ai suoi pensieri si scaverebbe la fossa con le unghie spezzate mentre parole d’amore rotolerebbero sulla sua lingua come caramelle avvelenate.

La colpa non è di nessuno--è successo e basta.

Lei è finita fra le sue braccia come una mosca cade in una ragnatela e rimane invischiata in un trionfo di buio.

***

Quando lui la bacia per la prima volta la sua testa è un razzo impazzito.

E si rende conto di essere una persona disgustosa, qualunque cosa lei faccia non riesce a smettere di tremare, suo padre è morto e l’unica cosa che pensa è Lelouch ti prego ti prego ti prego ti prego--

***

Lui è una cicatrice vivente.

Qualsiasi cosa orribile possa capitare a qualcuno, lui l’ha sicuramente vissuta.

Non ha mai avuto fortuna con le donne e, in generale, non ha mai avuto fortuna con la vita: è rotto, ferito e bruciato.

La freddezza dei suoi gesti e delle sue parole è una naturale conseguenza di tutto quello che ha passato: perché mai dovrebbe rischiare di soffrire legandosi a una ragazza come lei, una così sorridente e felice e appassionata?

Meglio evitare: un’altra cicatrice lo ridurebbe a pezzi e spaccherebbe la sua schiena. La sua faccia si screzierebbe e diventerebbe un’altra maschera sbreccata fra quelle che è solito indossare.

Certe volte fa meno male la spina della rosa che dovrebbe giustificarla.


***

Lei è bella, dolce coraggiosa.

Ha le spalle abbastanza larghe per reggere anche il peso delle sue cicatrici: un grazie non è necessario perché sicuramente lei capirà.

E anche se non lo facesse--beh, non è un problema suo.

***
In verità la colpa non è di nessuno dei due ma degli esempi sbagliati che hanno accompagnato la crescita di Shirley: coppie felici, sentimenti espressi e una totale fiducia.

Lei sa bene che gli sta salvando la vita, ma se non chiede gratitudine non significa che non la desideri.

Shirley gli sta insegnando a sorridere e lui la sta uccidendo dolcemente, ma senza il dolcemente.

***

E quando improvvisamente ricorda ogni cosa:

i suoi occhi le ricordano che cosa significa essere fissati da lui
se lo toccasse probabilmente prenderebbero fuoco tutti e due
il sale delle sue labbra era più aspro delle lacrime
il suo odore è così forte che le fa girare la testa
non può sentire che le sue parole

***

Ma c’è qualcosa, ed è annidato in fondo alla sua testa, che le dice che semplicemente non può, che appartengono a mondi diversi e che sarebbe un suicidio. I suoi occhi sono stanchi e le sue labbra sono fredde. Lei ha paura di tante cose, ma immolarsi non è una di queste.

Ed è tutta una questione di cose che lei sa, di parole incastrate in fondo alla sua gola: non è destino e questa storia non la riguarda, non sa neanche da che parte iniziare e lei non è né tra i buoni né tra i cattivi, e forse lui è davvero pazzo ed è solo un sogno che sta proiettando su di lei.

Ma Shirley non può fare niente per sottrarsi a quel vincolo: ha accettato i termini del contratto e tirarsi indietro sarebbe da vigliacchi. Il suo amore è una sala da ballo vuota e lei non fa altro che ferirsi con i cocci dei bicchieri che qualcuno ha buttato per terra.

Eppure vorrebbe dire lascialo andare, prendi me, solo che non saprebbe a chi dirlo perché il Dio e il Diavolo di Lelouch non hanno mai parlato con lei.

***

Le sue mani corrono nervose sulla terracotta e quando accarezza il vaso può quasi sentire il battito della farfalla che sbatte contro le pareti. Ha paura di aprirlo ma ha aspettato così tanto e se non lo facesse come potrebbe mai salvarlo?

E c’è qualcosa che guida le sue dita, e non è totalmente sicura di esserselo immaginato. Pandora trattiene il respiro quando scoperchia il vaso e deve stringerlo forte per non farlo cadere per terra e finalmente, finalmente, finalmente…

***

Lei è splendida e lui fa lo splendido.

Il volto di Shirley ha smesso di brillare ma il suo sorriso no.
Le fanno male la testa, le braccia, le gambe. Non ne può più, ma se si fermasse lui potrebbe abbandonarla di nuovo.

Lei spalanca gli occhi ma non riesce ad aprirli.

Il suo amore è un bisturi impugnato da una mano tremante, così imprecisa da mancare il bersaglio.
Sono strali ardenti che colpiscono il suo cuore senza romperlo, la costante sensazione di camminare sul ghiaccio sottile.

E deve arrivare in tempo, adesso che sa; non può lasciar perdere dopo che ha aspettato così tanto tempo ed ogni fibra di lei è tesa verso il pensiero di Lelouch.

***

Lei non sa, non sa assolutamente niente, non è la sua guerra ed è così ingiusto perché è così pronta a combattere che già sente le sue mani farsi di ferro e le sue gambe sanguinare.

Non sa bene come comportarsi e si sente come se fosse divisa a metà ed immersa in una palude di cose spiacevoli e stagnanti; ma per quanto la notte sia lunga prima o poi arriva sempre l’alba.

Ma tutto è sopportabile, giacchè…

***

Pandora guarda i cocci del vaso ai suoi piedi, ed è così terrorizzata che potrebbe mettersi ad urlare.

***

Rolo la guarda come se fosse il Diavolo in persona e Shirley vorrebbe ucciderlo, strangolarlo fino a fargli dimenticare il suo nome. Tuttavia esita un attimo di troppo, e forse ha tralasciato qualcosa di fatale per lei.

E’ adesso o mai più, sente i dadi rotolare fra i suoi pugni stretti, apre la bocca per parlare e sa che si renderà degna di lui.

Ti amo, pensa.

***

Vuoto.

Non c’era assolutamente niente.



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